CIVATE – Il 6 novembre 2025, la comunità di Civate ha celebrato con emozione il 128° anniversario della consacrazione della Chiesa Parrocchiale dei Santi Vito e Modesto, un momento che affonda le radici nella storia spirituale del paese e che fu reso solenne dalla preghiera del beato cardinale Andrea Carlo Ferrari, figura centrale della Chiesa ambrosiana e arcivescovo di Milano dal 1894 al 1921.
La chiesa, costruita tra il 1711 e il 1734 in stile neoclassico su progetto dell’architetto Bernardo Maria Quarantino, è da secoli il cuore pulsante della vita religiosa di Civate. La sua consacrazione, avvenuta nel 1897, rappresenta un punto di svolta nella storia locale: da semplice oratorio per pellegrini, la chiesa è diventata il fulcro della parrocchia, grazie anche all’intervento pastorale del cardinale Ferrari, che promosse la cura spirituale delle famiglie civatesi..
In occasione di questa importante ricorrenza, i ragazzi della comunità hanno scritto pensieri di augurio che si sono trasformati in preghiere, condivise durante la celebrazione liturgica. Un gesto semplice ma profondo, che ha unito generazioni diverse nel segno della fede e della gratitudine. Le loro parole, nate dal cuore, hanno reso omaggio non solo alla bellezza architettonica della chiesa, ma anche al suo valore come luogo di incontro, riflessione e speranza.
La celebrazione è stata accompagnata da momenti di raccoglimento, canti liturgici e testimonianze che hanno ricordato l’impegno del cardinale Ferrari nel promuovere una Chiesa vicina ai bisogni delle persone. Beatificato nel 1987 da Papa Giovanni Paolo II, Ferrari è ricordato per la sua attenzione ai poveri, il suo spirito riformatore e la sua profonda devozione mariana.
L’anniversario ha rappresentato anche un’occasione per riscoprire la storia della parrocchia, che nel corso dei secoli ha visto il susseguirsi di eventi, restauri e trasformazioni, ma ha sempre mantenuto viva la sua missione spirituale. La partecipazione attiva dei giovani è stata il segno più bello di una comunità che guarda al futuro senza dimenticare le proprie radici.


