ALLA BIBLIOTECA DI VALMADRERA DAI TEMPI DELLA RSI ALLA REPUBBLICA: IL CASO LECCHESE

VALMADRERA – Un passato complesso, una comunità divisa, e un futuro tutto da costruire. È questo il filo conduttore dell’iniziativa dedicata a “Lecco dalla Repubblica Sociale alla Repubblica Parlamentare”, un incontro pensato per ripercorrere uno dei momenti più delicati della storia lecchese e dell’intero Paese. L’appuntamento, promosso nell’ambito delle attività culturali locali, ha offerto ai partecipanti un percorso approfondito all’interno degli anni che vanno dal 1943 al 1946: un periodo segnato da crolli istituzionali, improvvisi cambi di governo, commissari prefettizi che si susseguivano rapidamente e una popolazione costretta a vivere in un clima di inquietudine e incertezza.

Marcello Butti – Assessore cultura Valmadrera

A guidare la ricostruzione storica è la ricerca del professor Marcello Butti, affiancato dal docente e studioso Angelo De Battista. Attraverso documenti d’archivio, testimonianze e atti amministrativi dell’epoca, il lavoro mette in luce un ritratto di Lecco tutt’altro che immobile: una città che viveva le pressioni della Repubblica Sociale Italiana, i rastrellamenti, le paure, ma anche i primi segnali di un risveglio democratico.

La transizione, infatti, non fu solo politica: fu sociale, culturale, morale. Mentre il Paese si liberava dal fascismo, anche Lecco iniziava a costruire i primi strumenti di partecipazione, trovando nel Comitato di Liberazione Locale un punto di riferimento e nella rinascita delle istituzioni un’occasione per riunire una comunità profondamente provata.

Un passaggio decisivo avvenne il 2 giugno 1946, quando anche le lecchesi — per la prima volta nella storia — poterono esprimere il proprio voto. La scelta della Repubblica, che qui ottenne un consenso ampio, segnò l’avvio reale di una nuova stagione: quella della democrazia parlamentare e della ricostruzione sociale.

L’incontro non si è limitato al racconto storico: ha voluto anche offrire un momento di riflessione sul presente. La memoria di quegli anni, sottolineano gli organizzatori, non è un semplice esercizio didattico, ma uno strumento per comprendere quanto la democrazia sia frutto di sacrifici e scelte difficili. Un invito a non dare mai per scontati i valori di libertà, partecipazione e responsabilità civile.

In un’epoca in cui la memoria sembra sfumare e il dibattito pubblico si fa spesso frammentato, iniziative come questa ricordano l’importanza di guardare al passato non con nostalgia, ma con consapevolezza. Perché conoscere ciò che è stato significa capire meglio ciò che siamo — e orientare con maggiore lucidità ciò che vogliamo diventare.

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