CIVATE — Si rinnova giovedì 29 gennaio uno degli appuntamenti più suggestivi del calendario popolare lombardo: il Rogo della Gibiana, manifestazione tradizionale che porta simbolicamente all’incendio dell’inverno e ai “mali” dell’anno appena trascorso. L’iniziativa, organizzata dall’associazione Vivicivate con il patrocinio del Comune di Civate, richiamerà residenti e visitatori per una serata di festa, fuoco e comunità.
Secondo quanto riportato dal volantino dell’evento, la serata prenderà il via alle 19.45 con il ritrovo nel piazzale del Municipio. Da qui partirà un corteo che accompagnerà la Gibiana, un fantoccio che rappresenta una figura femminile legata alle antiche leggende popolari, verso l’oratorio dove sarà processata e quindi incenerita sul grande falò allestito per l’occasione. I partecipanti sono invitati a portare tamburi, campanacci, fischietti o pentole per animare con rumore e colore il corteo, oltre a un bigliettino con scritto qualcosa che desiderano simbolicamente “cancellare” dal 2025.
La festa della Gibiana è una celebrazione radicata nelle tradizioni della Lombardia e del Piemonte: nel corso dei secoli, comunità contadine hanno acceso grandi falò l’ultimo giovedì di gennaio per bruciare il fantoccio di una vecchia donna — spesso visto come simbolo delle difficoltà, delle negatività e dell’inverno più rigido — e dare così il benvenuto a tempi migliori.
Alla conclusione del rogo, l’evento proseguirà con un momento conviviale aperto a tutti: è prevista la degustazione di risotto con salsiccia, dolci e vin brulè presso l’oratorio. Le prenotazioni per il risotto possono essere effettuate tramite contatto telefonico o messaggio ai numeri indicati nel volantino fino al 27 gennaio.
Manifestazioni analoghe si svolgono in numerose località della Brianza e del territorio lecchese, ognuna con le proprie varianti legate a storie, leggende e usanze locali: dai cortei infuocati ai falò collettivi, fino alla condivisione di piatti tipici e momenti di aggregazione comunitaria.
Il Rogo della Gibiana di Civate conferma così il suo ruolo non solo come rito popolare propiziatorio, ma anche come occasione di socialità e riscoperta delle radici culturali, richiamando famiglie, giovani e appassionati delle tradizioni che da generazioni fanno rivivere, nel cuore dell’inverno, un momento di luce e speranza.
